27 Ott Responsabilità delle gattare e gestione di colonie e oasi feline: cosa prevede la legge
Responsabilità delle gattare e normativa sulla gestione di oasi e colonie feline
Chi si occupa quotidianamente di una colonia felina svolge un’attività preziosa per la tutela degli animali e per l’equilibrio della loro presenza sul territorio. Ma essere la cosiddetta“gattara”, o più propriamente referente o volontario di una colonia felina, significa anche assumersi automaticamente la responsabilità giuridica di tutti i gatti accuditi?
La risposta richiede cautela.
La gestione di una colonia felina non può essere assimilata, senza ulteriori elementi, alla proprietà di un animale domestico. Occorre distinguere tra gatti liberi, colonia felina, attività del volontario, competenze del Comune e funzioni sanitarie dell’AUSL.
La distinzione diventa ancora più importante quando sorgono problemi con condomini e proprietari di immobili oppure vengono contestati danni, cattivi odori, condizioni igieniche, spostamenti della colonia o presunte omissioni da parte di chi se ne prende cura.
Cosa si intende per colonia felina?
La normativa nazionale di riferimento parte dalla Legge 14 agosto 1991, n. 281, legge quadro in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo, che pone tra i propri principi la tutela degli animali di affezione, la condanna dell’abbandono e dei maltrattamenti e la tutela della salute pubblica e dell’ambiente. [gazzettaufficiale.it], [gazzettaufficiale.it]
La disciplina concreta delle colonie feline va però letta insieme alla normativa regionale.
In Emilia-Romagna assume particolare rilievo la L.R. 7 aprile 2000, n. 27.
L’art. 29 stabilisce che i gatti che vivono in libertà sono protetti e vieta di maltrattarli o allontanarli dal loro habitat. La stessa disposizione definisce come habitat della colonia qualsiasi territorio o porzione di territorio, urbano o meno, edificato o meno, pubblico o privato, nel quale viva stabilmente una colonia felina, indipendentemente dal numero dei gatti e dalla circostanza che essi siano o meno accuditi dai cittadini. [demetra.re…romagna.it]
Questo costituisce un punto essenziale: la colonia non nasce giuridicamente perché una persona decide di nutrire alcuni gatti. La normativa regionale riconosce il fenomeno della presenza stabile dei gatti liberi sul territorio.
Chi deve censire e gestire le colonie feline?
In Emilia-Romagna, l’art. 2 della L.R. n. 27/2000 attribuisce ai Comuni il compito di assicurare, d’intesa con le Aziende USL, direttamente oppure attraverso convenzioni con associazioni, il censimento e la gestione delle colonie feline presenti sul territorio. [demetra.re…romagna.it]
L’art. 29 prevede inoltre che i Comuni, d’intesa con le Aziende USL e con la collaborazione delle associazioni interessate, censiscano le zone nelle quali sono presenti colonie feline. [demetra.re…romagna.it]
Ne deriva che la tutela della colonia non può essere considerata un affare esclusivamente privato del volontario che porta quotidianamente il cibo.
Il volontario rappresenta una figura fondamentale nella gestione concreta, ma opera all’interno di un sistema nel quale esistono specifiche responsabilità pubbliche e sanitarie.
Quali responsabilità ha la “gattara” che accudisce una colonia?
È probabilmente la domanda più delicata.
Occorre evitare un’equazione semplicistica:
persona che alimenta i gatti = proprietaria dei gatti = responsabile di qualsiasi evento provocato dalla colonia.
Una conclusione di questo tipo deve essere verificata alla luce delle circostanze del singolo caso.
La normativa dell’Emilia-Romagna contempla espressamente anche colonie che non siano accudite dai cittadini e affida al sistema pubblico precise funzioni di censimento, gestione e controllo.
La posizione del referente dovrà quindi essere valutata concretamente considerando, tra l’altro, quali attività abbia effettivamente svolto e quale relazione materiale abbia instaurato con gli animali.
Ciò non significa, naturalmente, che il volontario sia immune da qualunque responsabilità.
Se da un comportamento personale negligente deriva direttamente un danno, potranno entrare in gioco le regole generali in materia di responsabilità civile, da valutare sulla base del fatto concreto.
È quindi importante distinguere la responsabilità eventualmente derivante dalla condotta personale del volontario dalla diversa questione dell’imputazione dei comportamenti dei gatti liberi appartenenti alla colonia.
La gattara può dare da mangiare ai gatti?
L’alimentazione dei gatti liberi deve essere affrontata tenendo conto della normativa regionale e degli eventuali regolamenti comunali applicabili.
Non è corretto affermare in termini assoluti che, siccome i gatti sono liberi, qualsiasi modalità di somministrazione del cibo sia sempre lecita.
Chi accudisce una colonia dovrebbe adottare comportamenti compatibili sia con il benessere animale sia con la corretta gestione degli spazi: evitare residui di alimento, mantenere pulita l’area utilizzata per l’alimentazione e rispettare le prescrizioni comunali concretamente applicabili.
Occorre quindi verificare sempre il regolamento del Comune nel quale si trova la colonia.
I gatti di una colonia possono essere allontanati?
In Emilia-Romagna la risposta trova una disposizione particolarmente chiara.
L’art. 29 della L.R. n. 27/2000 stabilisce che i gatti liberi sono protetti e vieta di maltrattarli o allontanarli dal loro habitat. [demetra.re…romagna.it]
Questo principio assume notevole importanza nelle controversie che possono nascere, per esempio, a causa della presenza di una colonia in un cortile, in un’area condominiale oppure su un terreno interessato da differenti esigenze di utilizzo.
Il fatto che l’habitat interessi un’area privata, peraltro, non esclude di per sé l’applicazione della disciplina: la definizione regionale contempla espressamente anche territori o porzioni di territorio privati.
Ciò non significa che qualsiasi conflitto debba risolversi necessariamente mantenendo immutate tutte le modalità di gestione della colonia. Significa, invece, che lo spostamento dei gatti non può essere trattato come una semplice decisione privata svincolata dalla normativa di tutela.
Chi si occupa della sterilizzazione dei gatti delle colonie?
Anche sotto questo profilo è importante evitare di attribuire alla “gattara” obblighi che la legge assegna ad altri soggetti.
In Emilia-Romagna l’art. 29 dispone che i gatti in libertà siano sterilizzati dai Servizi veterinari dell’Azienda USL territorialmente competente. Dopo la sterilizzazione, gli animali identificati secondo quanto previsto dalla disposizione vengono reinseriti nella colonia di provenienza e nel loro habitat originario.
La sterilizzazione costituisce quindi parte del sistema pubblico di controllo della popolazione felina e non può essere considerata semplicemente un obbligo sanitario privato gravante sul cittadino che volontariamente alimenta la colonia.
Colonia felina e oasi felina sono la stessa cosa?
No. Ed è una distinzione particolarmente importante anche sotto il profilo delle responsabilità.
La colonia felina riguarda gatti liberi stabilmente presenti in un determinato habitat.
L’oasi felina, invece, può essere caratterizzata da un’organizzazione e da una gestione differenti, che rendono necessario verificare concretamente il soggetto gestore, il titolo di disponibilità dell’area, le strutture presenti e le eventuali convenzioni o autorizzazioni.
Un esempio utile viene dal Comune di Bologna, che distingue espressamente le colonie dalle oasi feline e descrive queste ultime come strutture gestite da privati, dotate di recinzioni che non impediscono l’autonomo allontanamento dei gatti. [comune.bologna.it]
Di conseguenza, non è opportuno trasferire automaticamente all’oasi le conclusioni giuridiche elaborate per la colonia felina libera.
La qualificazione della struttura e del rapporto tra gestore e animali deve essere esaminata caso per caso.
Una colonia felina deve essere censita?
Il censimento è un passaggio molto importante per rendere ufficialmente conoscibile la presenza della colonia e consentire il coordinamento con Comune e servizi veterinari.
La L.R. Emilia-Romagna n. 27/2000 stabilisce che i Comuni, d’intesa con le Aziende USL e con la collaborazione delle associazioni previste dalla legge, provvedano al censimento delle zone in cui esistono colonie feline.
Nel Comune di Bologna, per esempio, associazioni zoofile e animaliste e persone volontarie possono comunicare al Comune la presenza di gatti liberi che frequentano stabilmente lo stesso luogo, così da censire la colonia. [comune.bologna.it]
Il censimento è particolarmente utile anche in presenza di controversie, perché contribuisce a ricondurre la gestione della colonia all’interno del corretto rapporto con l’amministrazione pubblica e con i servizi competenti.
Qual è il ruolo del Comune?
Almeno in Emilia-Romagna, il Comune non può essere considerato un soggetto estraneo al fenomeno delle colonie feline.
La L.R. n. 27/2000 gli attribuisce, tra le altre, funzioni in materia di vigilanza sull’osservanza della normativa relativa alla protezione animale e gli assegna un ruolo nel censimento e nella gestione delle colonie, in coordinamento con l’Azienda USL.
Questo è particolarmente rilevante quando sorgono problemi che il singolo volontario non è in grado di risolvere autonomamente.
La corretta strategia dovrebbe essere quella di coinvolgere formalmente gli enti competenti, evitando tanto iniziative arbitrarie contro la colonia quanto di scaricare sul referente volontario funzioni che appartengono all’amministrazione o ai servizi veterinari.
Colonie feline in condominio e su proprietà private
Uno dei maggiori motivi di conflitto riguarda le colonie presenti all’interno o nelle vicinanze di condomini e proprietà private.
In questi casi devono convivere interessi differenti:
- tutela degli animali;
- protezione dell’habitat della colonia;
- diritto di proprietà;
- uso degli spazi comuni;
- esigenze igienico-sanitarie;
- diritti degli altri residenti.
La soluzione richiede quindi una valutazione concreta e non può essere fondata esclusivamente sulla contrapposizione “gattari contro condomini”.
In Emilia-Romagna un elemento normativo particolarmente rilevante è che l’habitat della colonia può trovarsi espressamente anche su un’area privata e che la legge vieta l’allontanamento dei gatti liberi dal loro habitat.
Eventuali problemi concreti di gestione dovrebbero pertanto essere affrontati attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento e con il coinvolgimento delle autorità competenti.
Conclusioni: tutelare i gatti significa conoscere diritti e responsabilità
La figura comunemente chiamata “gattara” non dovrebbe essere considerata semplicemente come la persona che lascia del cibo ai gatti randagi.
Chi si prende cura con continuità di una colonia svolge una funzione concreta di tutela, ma è fondamentale individuare correttamente dove terminano i compiti del volontario e dove iniziano quelli del Comune e dei servizi veterinari.
In Emilia-Romagna la legge protegge i gatti liberi, tutela il loro habitat e assegna espressamente ai soggetti pubblici competenze relative a censimento, gestione e sterilizzazione.
Quando nasce una controversia sulla gestione di una colonia o di un’oasi felina, sulla responsabilità per eventuali danni, sull’uso di un’area privata o condominiale oppure sulla possibilità di spostare gli animali, è opportuno evitare soluzioni improvvisate e verificare con precisione normativa regionale, regolamenti comunali e caratteristiche della singola situazione.
🐱 Colonie feline, oasi e responsabilità delle gattare: ogni situazione richiede una valutazione specifica.
Se hai un problema relativo alla gestione di una colonia, ai rapporti con Comune, AUSL, condominio o proprietari delle aree interessate, puoi richiedere assistenza legale.
Avv. Irene Bonora | Bologna – Imola
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